Maurizio Bresesti, carpentiere. Italy

Il saper fare manuale è una Sapienza da non deturpare o da ripudiare perché vista come uno stereotipo di sporco e poco appagante, la vita non può rifugiarsi solo in un riscontro economico fine a se stesso, ma ha bisogno anche di un calore umano e di un appagamento morale. Il lavoro nobilita l’uomo!

Mi piace definirmi “Falegname 2.0”

Il lavoro del falegname è uno dei Mestieri più belli e creativi che ci sia, nessun altro ha la possibilità di cimentarsi con così tante essenze e di plasmare una materia naturale e viva come il Legno. Inoltre, il falegname moderno ha bisogno di conoscere altre materie e tecniche di lavorazione che vengono continuamente richieste dalla progettazione di spazi sempre più confortevoli e dalle prestazioni elevate.

Di norma il legno lo si acquista in tavole più o meno lunghe o spesse in base alla funzione finale dell’arredo e all’essenza. Con lavorazioni tradizionali e quindi macchine tradizionali, ovvero semimanuali, si procede alla piallatura, profilatura, levigatura e trattamento della superficie lignea. Da molti anni i semi lavorati hanno surclassato il legno massiccio per motivi economici e pratici.

Fortunatamente ci sono ancora Clienti che amano ed apprezzano il massiccio e cercano Artigiani con qualità e professionalità.

 

Per quanto mi riguarda, l’amore per questa materia è viscerale, ho mosso i miei primi passi in alpeggio (sul mitico Mortirolo) col nonno materno, dove le piante riempiono di colori, profumi e sapori l’intero mio periodo estivo. La lavorazione manuale era l’unica giustamente a me consentita. La formazione scolastica, nel mio territorio, in questo campo, è una delle eccellenze italiane ed è stata una scelta facile e naturale.

Dopo un periodo di circa un decennio di formazione presso artigiani del territorio, nel 2005, all’età di 24 anni, ho aperto la mia omonima Falegnameria. All’inizio senza molte risorse facevo lavori di prestazione manodopera presso colleghi a me vicino. Col passare degli anni, sono riuscito ad acquistare le prime macchine fino ad avere, oggi, una piccola, ma completa di tutte le principali macchine tradizionali, falegnameria.

La mia giornata è una continua affermazione dell’idea iniziale che a sera si è concretizzata in un oggetto o in un arredo che in precedenza un cliente ha deciso di affidarmi. Certo, la vita da Artigiano è un continuo mettersi in gioco a 360° sia sotto l’aspetto umano che in quello professionale. L’attività entra sempre in casa, se non addirittura essere la tua stessa casa. Vivo la mia esistenza in completa armonia con il dover fare quotidiano e la parte affettiva, che ha “sposato” la causa aiutandomi nelle pratiche burocratiche.

Sicuramente è uno dei Mestieri più difficili perché serve molta e continua formazione, una buona dose di creatività, tanta attenzione e metodo di lavoro, una certa affinità al lavoro manuale, una disponibilità a voler fare ed imparare e un po di capacità-intuito nella lettura degli intoppi che sul lavoro capitano e sono del tutto naturali.

Queste capacità, non mi sono state donate dalla natura, ma come un ottimo sportivo che con costanza dedizione ed allenamento, le ho perfezionate e le sto allenando tutti i giorni. Consiglierei di fare un periodo di lavoro in più di un’azienda, in modo di valutare e meglio capire come ogni Bottega affronta clienti, processo di lavoro, difficoltà e strategia per risolvere la questione.

Siamo in un’era dove l’APERTURA MENTALE è l’unica soluzione per non vederci annaspare in un lento e doloroso declino. Questo ci avvicina a nuove culture, a nuove visioni e a metodi di lavoro impensabili anche solo a fine secolo scorso.

Non per niente mi definisco Falegname2.0, dove un negozio fisico ha dei costi e una gestione difficoltosa per un’azienda individuale, ma la gestione dei social è più divertente, dinamica e sui tempi che a me fanno più  comodo. Così facendo, apro le porte del mio laboratorio a tutto il mondo, racconto me stesso ed il mio territorio, attraverso il mio “saper fare” e i valori che questa mia Valtellina mi ha tatuato nell’animo.

Questo non basta, serve innovare in processo ed in conoscenza, contaminarsi con figure che ti aiutino a crescere professionalmente ed umanamente. Trovare il tuo modo di emergere e farsi etichettare per un’eccellenza che ti faccia riconoscere. Nello specifico io ho deciso di recuperare il Legno delle antiche botti del vino per farne oggetti di Design.

In Italia è sempre più difficile fare ogni cosa, in primis impresa e addirittura formazione in azienda, per colpa delle troppe e stringenti normative. Questo non mi ha scoraggiato, tanto che ho fondato un fablab dove metto a disposizione di chiunque il mio sapere e la mia voglia di contaminazione.

 

Concludendo:

Il saper fare manuale è una Sapienza da non deturpare o da ripudiare perché vista come uno stereotipo di sporco e poco appagante, la vita non può rifugiarsi solo in un riscontro economico fine a se stesso, ma ha bisogno anche di un calore umano e di un appagamento morale. Il lavoro nobilita l’uomo!

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