Daniele Mingardo, Italia

Intervista di Daniele Mingardo, metal designer. UNA FONDAZIONE COLOGNI INTERVISTA



Intervista di Daniele Mingardo.
Una Fondazione Cologni Intervista




1. Qual è la sua storia? Come è iniziata la sua attività?

Sono nato l’8 giugno 1988, cresciuto e formato nella carpenteria fabbrile fondata da mio padre nel 1970 a Monselice. Ci lavoro da quando ho 18 anni e oggi, che ne ho 26 sono felice di continuare a farlo perché è un laboratorio inesauribile di esperienze e di sperimentazione, oltre ad essere la fucina dove prendono forma i nuovi progetti di design che sono in grado di realizzare grazie al sapere manuale ereditato da mio padre.

L’Officina Metallica Mingardo si distingue nel panorama artigianale locale per le finiture accuratissime i dettagli minimal e colti, nati da collaborazioni con architetti e aziende di livello internazionale a cominciare da quella consolidata con Carlo Scarpa, fino alle recenti commissioni per il Museo del Novecento di Milano, il Parco della Musica di Firenze, e il Teatro Petruzzelli di Bari. Nonostante gli ottimi lavori, l’attività artigianale non appagava totalmente aspirazioni e sogni che crescevano via via in me, fino a farmi immaginare un mio marchio come editore di design in serie limitate.

Questa idea nasce dal desiderio di andare oltre l’attività e la prassi artigianale tradizionale e dare il via ad un progetto d’impresa nuovo capace di trasferire le mie competenze manuali in una proposta contemporanea di oggetti in metallo su progetto di designer emergenti o affermati. In questo, che è stato un sogno ad occhi aperti fino al 2012, sono stato stimolato in modo decisivo e imprescindibile dalla frequentazione di Aldo Parisotto, mio concittadino e architetto di rilevanza internazionale che opera nella zona dalla fine degli anni ’80 e collabora assiduamente con l’officina Mingardo per la realizzazione di progetti in metallo, accompagnandone da vicino lo sviluppo e l’evoluzione.

È stato spontaneo e naturale che Aldo si trasformasse in un mentore per me e con grande passione ha accettato nel 2013 di tenere a battesimo il brand Mingardo e il ruolo di Art Director, che trova concreta realizzazione nel coordinamento delle scelte da cui scaturiscono i progetti. L’esperienza ventennale come progettista architettonico e designer si riflette nella sensibilità dell’indirizzo che prendono le collezioni, nella definizione delle linee guida su finiture, effetti tattili e materici e sulle atmosfere.

2. Che tipo di formazione bisogna avere?

Per la mia attività è molto importante il “saper fare” manuale, che poche scuole insegnano in Italia, e determinante e imprescindibile l’esperienza. Io ho comunque studiato informatica, e mi sono diplomato in una scuola meccanica. Finita la scuola, correvo a lavorare in azienda come ho già raccontato. E mi piaceva molto, molto di più della scuola. Devo all’Officina Metallica Mingardo la mia formazione.

 3. Come si concilia un mestiere come il suo con le nuove esigenze e tendenze del mercato?

Ho ventisei anni e mi sono appena affacciato nel mercato con la mia attività. Per ora concilio il mio lavoro di artigiano presso l’officina di mio padre con l’attività di editore di design fatto a mano che ho da poco intrapreso. Lavoro spesso la sera e durante il fine settimana per realizzare gli ordini della collezione designer|faber (venduta direttamente o attraverso e-commerce e da un paio di punti vendita a Milano e Venezia) come anche i nuovi prototipi della prossima collezione per il 2015.

 

Daniele in officina

4. Le istituzioni tutelano un mestiere d’arte come il suo?

Suppongo di sì, ma non mi sono ancora confrontato con questo tema, lo farò in futuro, anche per capire in che modo le diverse istituzioni tutelano i mestieri d’arte ora che mi sono messo in gioco con il mio nome.

Credo sia molto importante che le istituzioni diano sostegno a chi intraprende questa strada.

Ci sono tecniche e tradizioni proprie di mestieri come il mio che sono state perse nel cambio generazionale, vent’anni fa, quando si è passati a privilegiare i lavori d’ufficio a scapito dei lavori manuali. Tali tecniche e tradizioni fanno parte della cultura italiana e andrebbero innanzitutto rilanciate e poi tutelate, ma bisogna farlo nel più breve tempo possibile, per non rischiare di perderle completamente. Io ho cercato di farlo di persona e mi sono messo a lavorare a fianco di mio padre, senza nessuna costrizione da parte sua, solo perché trovo molto bello quello che vedo fargli fare e ho provato a farlo anch’io. Spero di aver intrapreso la strada giusta.

5. Ritiene che i giovani possano essere affascinati, come lo è stato lei, e interessati a intraprendere questa attività?

Ritengo di sì. Bisognerebbe sostenere una rivoluzione culturale che porti ad un’inversione di tendenza in favore del fatto a mano perché oggi sono pochi i giovani disposti a lavorare sporcandosi le mani e sacrificando il proprio tempo libero. Bisogna iniziare a trasmettere la passione per il bello e per i dettagli manuali, come il rispetto per chi esegue il lavoro a mano.

6. Quali sono le criticità legate al suo settore? E le prospettive?

Oltre alla crisi attuale che tutti viviamo, le politiche economiche di questi ultimi 20 anni non hanno favorito le imprese artigianali, anzi molte aziende sono state chiuse, e insieme ad interi distretti imprenditoriali si sono perse le relative competenze. Chi è sopravvissuto si è chiuso a riccio e il network non funziona più. I problemi legati al mio settore sono molti: dalla scarsa reperibilità di materiale di qualità ai tempi di approvvigionamento… perché oggi nessuno ha magazzino; i prezzi dei metalli semi-lavorati possono variare sensibilmente da un mese all’altro; ecc.

Quanto alle prospettive delle imprese artigiane, credo che finalmente si stia facendo luce sul valore, non solo culturale, ma anche economico che queste rappresentano per il sistema Italia.

Certo io mi considero fortunato perché ho un lavoro che mi piace e mi appassiona, mio padre mi sostiene come ottimo maestro e consigliere. Guardo quindi al futuro con ottimismo, anche perché stiamo raccogliendo qualche buon riconoscimento: tre pezzi in rame della collezione MINGARDO designer|faber sono stati selezionati per la Mostra Trame alla Triennale di Milano e spero che in futuro possano portare anche qualche riscontro economico, oltre alla carica di energia trasmessa a tutti qui in Officina a Monselice.

 

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